"Avete tolto senso alle parole", l'appello di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne

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Articolo pubblicato il 27/09/2017 alle ore 16:59.
"Avete tolto senso alle parole", l'appello di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne 2
"Avete tolto senso alle parole", l'appello di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne 2

"Ancora una volta dobbiamo sottolineare con forza la necessità di superare il silenzio e l’acquiescenza  nei confronti di un fenomeno che si sta rivelando sempre più terribile e mostruoso", con queste parole comincia il comunicato stampa inoltrato dallo Spi Cgil-Lega27 di Gassino e San Mauro. Un appello contro i recenti casi di violenze contro le donne, denunciando una prassi in aumento. Di seguito riportiamo il testo integrale della nota, redatta dalla referente del Coordinamento Donne, Maria Ghisaura.

"Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con se la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.
Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.
Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso.
Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all'ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.
Quando riecheggia il fatidico "Dove eravate?", vorremmo noi chiedervi: "Dove siete?". Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto "Se non ora quando" e ancora "Nonunadimeno", abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma Cedaw. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.
Reagiamo con la forza della nostra libertà all'insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.
Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c'è un mostro o un malato in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono msotri o malati, ma solo il rifiuto di intrrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.
Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde e indelebili, determinano l'humus in cui si coltiva la legittimità della violenza, la giustificazione dell'inversione da vittima a colpevole.
Ci siamo e continueremo a esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutt* e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:
- La convenzione di Instabul è citata, ma non applicata, farlo!
- La depenalizzazione dello stalking va cancellata, ora!
- La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!
- Agli operatori della comunicazione tutt* chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell'informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.
- Ancora una votla risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure e norme certe per l'inserimento al lavoro.
- Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!
- Alla magistratura e alle forze dell'ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione.
Chiediamo a tutt*, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà".

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