Vedere «Non Uccidere» a luglio è come mangiare polenta e cinghiale sotto l'ombrellone

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Articolo pubblicato il 06/07/2017 alle ore 10:31.
Vedere «Non Uccidere» a luglio è come mangiare polenta e cinghiale sotto l'ombrellone 2
Vedere «Non Uccidere» a luglio è come mangiare polenta e cinghiale sotto l'ombrellone 2

Non è stato un finale con il botto la terza stagione di “Non uccidere”, la fiction di Rai 2 con Miriam Leone. L’asticella degli ascolti si è fermato a 828.000 telespettatori, share 3,65% e 857.000, 4,57%; nonostante l’alibi del periodo estivo, il dato non è incoraggiante. Soprattutto, poi, se si paragona ai 3.540.000 telespettatori (18,38%) di Temptation Island 4, il reality di Canale 5. Paragone imbarazzante più che altro perché i due pubblici non son affatto sovrapponibili - cosa guarda l’uno esclude l’altro - ma resta il fatto che i «numeri» della serie Tv di Rai 2 in prima serata, non sono così premianti. C’è però da dire che la seconda stagione della serie poliziesca non è affatto girata male; non fosse altro che lo sfondo di Torino, gli interni di alcuni palazzi storici della città, danno un fascino particolare in più. Forse, di sbagliato, c’è il momento in cui è stata mandata in onda. Il periodo è prettamente vacanziero e spensierato, mentre le ambientazioni e i temi trattati (stupri, mercimonio di neonati e Hiv sullo sfondo delle ultime due puntate) non ne hanno aiutato la visione. Non che ci sia una stagione per parlare di certi problemi, ma a luglio farsi trasportare dalle sofferenze dei protagonisti di puntata è un po’ come se poco prima a cena, con il caldo di queste ore, avessimo mangiato polenta e cinghiale il tutto annaffiato da vino rosso bevuto a temperature ambiente.
Maurizio Vermiglio

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